Enoc Evolution

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ENOC nasce per l’esigenza di utilizzare liquidi di lavaggio a temperatura (da ambiente a 40° max) e flusso di uscita controllati in chirurgia laparoscopica e laparotomica.
In particolare nella Chirurgia Generale, Ginecologica ed Urologica, gli operatori hanno esigenza di utilizzare dei sistemi di lavaggio per ripulire il campo operatorio da emorragie, coaguli o liquidi biologici prodotti dal nostro organismo.
Nella maggior parte delle sale operatorie, il sistema di lavaggio è semplicemente composto da una sacca di soluzione salina collegata ad un tubo che veicola il liquido di lavaggio ad una cannula per caduta. La soluzione è utilizzata a temperatura ambiente (20° – 22°) o riscaldata in forni a microonde e “scalda sacche”, in entrambi i casi la temperatura della fisiologica non è controllata ma pericolosamente “bollente”.

In alcuni casi vengono utilizzate delle pompe peristaltiche con regolazione limitata e dotate di monouso dedicati costosi.

Per quanto riguarda l’aspirazione, viene normalmente utilizzato un altro circuito monouso collegato all’aspiratore di sala.

Queste metodologie comportano la presenza continua di personale infermieristico che deve garantire assistenza al funzionamento di tutto.

Il Sistema ENOC invece garantisce soluzione fisiologica a temperatura e flusso di uscita impostabili dal display e verificabili in ogni momento dell’intervento. Il personale infermieristico di sala, avviato il sistema, si può dedicare a tutte le altre mansioni necessarie per il corretto mantenimento di una sala operatoria.
Con il Sistema ENOC, abbiamo inoltre concentrato tre dispositivi in una unica apparecchiatura:

1. RISCALDAMENTO DEL LIQUIDO DI LAVAGGIO
2. LAVAGGIO
3. ASPIRAZIONE

1. RISCALDAMENTO DEL LIQUIDO DI LAVAGGIO IN USO OGGI: nelle sale operatorie si utilizzano sacche di soluzione salina a temperatura ambiente, in alcuni casi vengono preriscaldate con l’utilizzo di forni a microonde o apparecchiature dette “scalda sacche”. In entrambi i casi, il riscaldamento avviene senza il minimo controllo della temperatura della soluzione, spesso i contenitori vengono portati in sala operatoria avvolti in panni per evitare ustioni alle mani.
a. RISCHI: ustioni per il personale infermieristico e per gli organi interni del paziente;
b. CONTROINDICAZIONI: l’operatore non è mai al corrente della temperatura del liquido di lavaggio che all’inizio dell’intervento è “bollente”, ma dopo alcuni minuti è di nuovo a temperatura ambiente, il personale infermieristico deve concentrare l’attenzione alle esigenze di lavaggio dell’operatore;
CONCLUSIONE: è un’operazione che mette a rischio il personale infermieristico ed il paziente, inoltre la breve durata del mantenimento della temperatura fa risultare questo “metodo” di preriscaldamento completamente inutile.
RISCALDAMENTO DEL LIQUIDO DI LAVAGGIO CON ENOC: le sacche di fisiologica (1 x 5 lt, 2 x 3 lt o 3 x 2 lt) vengono immerse nella vasca riscaldante impostabile dal display fino ad un massimo di 40°. Tale temperatura verrà mantenuta e monitorata attraverso il display stesso durante tutto l’intervento. Il personale infermieristico dovrà solo sostituire la sacca quando vuota.
a. RISCHI: nessuno;
b. CONTROINDICAZIONI: nessuna;
CONCLUSIONE: l’operatore sa di poter disporre di soluzione calda in qualsiasi momento dell’intervento. Avviato il sistema, il personale infermieristico si può dedicare ad altre attività di sala.

2. LAVAGGIO: nella maggior parte dei casi il lavaggio avviene per “gravità”, in alcuni casi viene utilizzata una pompa peristaltica, spesso di regolazione difficoltosa, non immediata e non precisa.
a. RISCHI: impossibilità di lavare rapidamente e con efficacia – in ogni caso senza una regolazione precisa o del tutto assente del flusso di lavaggio, in caso di emorragie di entità media bisogna convertire l’intervento da laparoscopia a laparotomia con rischi e danni per il paziente e doppia spesa di materiali per un singolo intervento;
b. CONTROINDICAZIONI: il lavaggio per “gravità” non permette la rimozione di coaguli dal campo operatorio, non permette di effettuare l’idrodissezione negli episodi di adesiolisi e quindi lento e poco efficace, con pompa peristaltica invece il personale infermieristico deve concentrare l’attenzione alle esigenze di lavaggio dell’operatore;
CONCLUSIONE: la poca precisione e la complessità di gestione di una pompa peristaltica o il lavaggio per “gravità” non danno regolarità e stabilità alle fasi dell’intervento.
LAVAGGIO CON IL SISTEMA ENOC: a fianco della vasca riscaldante è installata una pompa peristaltica. La regolazione del flusso è semplice ed immediata tramite il display. Regolabile da un minimo di 200 ml/min – ideale per la laparotomia ad un massimo di 1950 ml/min – ideale per idrodissezione.
a. RISCHI: nessuno;
b. CONTROINDICAZIONI: nessuna;
CONCLUSIONE: la facilità di gestione e la rapidità di cambio regolazione del flusso danno all’operatore la sicurezza di avere un sistema rapidamente adeguabile alle variazioni del tipo di procedura durante tutto l’intervento.

3. ASPIRAZIONE: in parallelo al set monouso per il lavaggio, ne viene allestito un secondo separato per l’aspirazione collegato al sistema di aspirazione centrale della sala e quindi a funzionamento continuo. In alcuni casi vengono utilizzate cannule a “flauto” con tasti di apertura di valvole che permettono la fuoriuscita della soluzione salina.
a. RISCHI: Il flusso di aspirazione è continuo e non gestibile dall’operatore, in caso di prossimità alla cannula di tessuti molli, vengono risucchiati ostruendo la cannula. Le cannule a flauto spesso vengono inibite nella loro funzione per la formazione di coaguli intorno alle valvole che non permettono più la loro apertura/chiusura.
b. CONTROINDICAZIONI: spesso l’operatore deve estrarre la cannula di aspirazione per ripristinarne il funzionamento, nel caso di occlusione da coagulo il dispositivo monouso deve essere rimpiazzato con altro dispositivo nuovo con aggravio di costi;
CONCLUSIONI: poca sicurezza per l’operatore e poca efficacia nel controllo della funzione di aspirazione.
ASPIRAZIONE CON IL SISTEMA ENOC: l’aspirazione è regolata da una valvola a saracinesca facilmente comandabile con apposito pedale. Il flusso di aspirazione non è in continuo e l’operatore può gestire le varie fasi in base alle esigenze dettate dall’intervento. Quando la valvola è chiusa, si crea una “depressione” che amplifica l’effetto suzione alla prima pressione del pedale, permettendo l’aspirazione anche di grossi coaguli. Il set monouso è unico per lavaggio ed aspirazione, i comandi a pedale garantiscono la non occlusione della cannula o del set.
a. RISCHI: nessuno;
b. CONTROINDICAZIONI: nessuna;
CONCLUSIONI: totale sicurezza di controllo da parte dell’operatore e grande efficacia di aspirazione, la cannula inox pluriuso smussata ne permette l’utilizzo come strumento per la palpazione.

Vogliamo infine evidenziare i sette principali aspetti clinici per i quali l’acqua calda è apprezzata dagli operatori:

1. “COMPRESSIONE” la soluzione salina lava rapidamente il campo operatorio e diluisce I coaguli permettendo al sistema di aspirazione di rimuovere anche I più grossi. Riduce la concentrazione dei liquidi peritoneali, la formazione di displasie e protegge il peritoneo da lesioni. Inoltre l’acqua calda compressa aiuta a mantenere pulita l’ottica.
2. “TERMOEMOSTASI” l’utilizzo di soluzione salina a 40° durante tutto l’intervento elimina i rischi di ipotermia ed accellera l’emostasi biologiche.
3. “IDRODISSEZIONE” la pressione di uscita della soluzione salina tra 0 ed 1.5 bar permette di separare i tessuti negli episodi di adesiolisi.
4. “IDRO-PROTEZIONE” nelle procedure di distruzione delle patologie peritoneali, come laser, CO2 o elettrocoagulazione bipolare, la soluzione salina può proteggere le strutture sottostanti come la cavità pelvica, l’uretere, la prostata ed i vasi del retto.
5. “IDRO-FLOTTAZIONE” in ginecologia, per i problemi della fertilità del Douglas, l’ispezione sub-acquatica è necessaria, ma in ogni tipo di chirurgia, è molto utile l’ispezione sub-acquatica del campo operatorio in modo da evidenziare eventuali emorragie.
6. “RISVEGLIO” in collaborazione con gli anestesisti vengono lasciati in cavità peritoneale da 100 a 300 cc di soluzione salina, ciò permette una rapida reidratazione del peritoneo, sostituisce e complementa la perfusione intravenosa.
7. “ANTIDOLORE” l’utilizzo di soluzione salina calda (40°) durante tutto l’intervento ed il riempimento finale della cavità addominale, facilitano la fuoriuscita degli ultimi cc di CO2 ed eliminano quasi totalmente i dolori post-operatori.

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